// homepage / Contributi / Malnutrizione e disturbi alimentari

Malnutrizione e disturbi alimentari

Tesina di Hanna Genuzio

Denutrizione e disturbi alimentari: esempi di opposti sviluppi (o sottosviluppi) sociali.

 
Ho scelto di affrontare due temi, malnutrizione e disturbi alimentari, anoressia in particolare, che ben rappresentano quanto le società dei paesi in via di sviluppo e dei paesi cosiddetti ricchi, siano all’opposto. Come mentalità e come valori che le caratterizzano.
Due temi quanto mai scottanti e difficilmente risolvibili.
La denutrizione colpisce i paesi più poveri del mondo e rappresenta una “trappola del sottosviluppo”, a causa della quale lo stato nutrizionale, caratterizzato da privazioni indipendenti dalla volontà degli individui, influisce sulla loro capacità lavorativa, li rende più vulnerabili alle malattie, influenza negativamente lo sviluppo fisico e mentale dei bambini. Alcune persone vengono così imprigionate in una gabbia di povertà acuta che diventa ereditaria, un circolo vizioso difficilmente eliminabile.
I disturbi alimentari, l’anoressia nervosa in particolare, è l’emblema del nostro Occidente: bisogna essere magri perché è ciò che la società ci richiede, perseguire ciò che ,idealmente, è bello e ciò che piace, a tutti costi privandosi volontariamente del cibo, sottoponendosi a una dieta restrittiva estrema che può portare alle stesse conseguenze della malnutrizione nei paesi in via di sviluppo; solo che ciò avviene in situazioni dove il cibo non manca, anzi, e dove l’obesità e le malattie cardiovascolari causate da eccessi alimentari sono all’ordine del giorno.
Può sembrare estremo paragonare l’anoressia alla malnutrizione, ma questo ultimo, “malnutrizione grave”, è il termine che viene usato anche per le persone malate di anoressia, quando raggiungono l’ultimo stadio, difficilmente reversibile.
E’ un paragone che ho voluto analizzare partendo dal libro di Partha Dasgupta, Povertà, ambiente e società; secondo Dasgupta, è fondamentale per lo studio della povertà adottare una prospettiva incentrata sulle interazioni tra l’uomo, l’ecosistema locale e le istituzioni in cui ogni fattore quale povertà, sottonutrizione, alti tassi di fertilità e degrado delle risorse naturali a livello locale, interagiscono diventando ognuno la causa dell’altro.
I fattori che influenzano i disturbi alimentari sono indubbiamente opposti: ma è comunque un legame che si crea tra l’uomo, l’ambiente in cui vive, la famiglia e le istituzioni.
È l’estremo che caratterizza le società dei paesi in via di sviluppo e i paesi sviluppati: l’estrema povertà e mancanza e l’estrema ricchezza e abbondanza.
La malnutrizione
Malnutrizione significa letteralmente “nutrimento non adeguato”. Clinicamente, per malnutrizione si intende un’eccessiva o inadeguata assunzione di proteine, calorie e vitamine e le infezioni e malattie che ne risultano.
Le persone sono malnutrite se sono incapaci di assorbire il nutrimento che assumono a causa, ad esempio, di diarrea o altre malattie (malnutrizione secondaria), se consumano troppe calorie (nutrizione eccessiva) o se la loro dieta non fornisce un’adeguata quantità di calorie e proteine (sotto nutrizione o deficit di proteine e calorie). La malnutrizione in tutte le sue forme aumenta il rischio di malattie e morte precoce. Ad esempio, nei paesi in via di sviluppo, la malnutrizione causata da un deficit di proteine e calorie influisce pesantemente su metà delle morti di bambini sotto i cinque anni (WHO 2000); gravi forme di malnutrizione si manifestano con un deperimento dell’organismo caratterizzato da una perdita cronica di massa grassa, massa muscolare ed altri tessuti, da danni irreversibili al cervello causati da una mancanza di iodio e da cecità per carenza di vitamina A.
Come già accennato inizialmente, l’alimentazione dipende dall’interazione fra il cibo che viene consumato, lo stato generale di salute e l’ambiente esterno. La malnutrizione è un problema sia medico che sociale, spesso strettamente legato alla povertà. In quest’ultimo caso la malnutrizione alimenta un circolo vizioso caratterizzato da malattie che influiscono sulla produttività di un individuo, privandolo della possibilità di lavorare e di uscire dalla trappola della povertà.
Deficit cronici di alimentazione colpiscono circa 792 milioni di persone nel mondo (FAO 2000), inclusi il 20% della popolazione nei paesi in via di sviluppo.
 In tutto il pianeta, la malnutrizione colpisce una persona su tre (WHO, 2000). La malnutrizione è diffusa in ogni gruppo d’età, ma è particolarmente comune tra i poveri e tra coloro che non hanno accesso ad acqua potabile e servizi sanitari. Più del 70% dei bambini affetti da un deficit di proteine e calorie vive in Asia, il 26% in Africa e il 4% in America Latina e nei Caraibi (WHO,2000)
 
La malnutrizione nei Paesi in via di sviluppo
 
I Millenium Development Goals del 2000 sono nati dalla volontà della comunità internazionale di sforzarsi in ogni modo al fine di liberare “ uomini, donne e bambini dalle condizioni abiette e disumane di povertà estrema”; essi si aprono con il Primo Obiettivo:Eliminare la povertà estrema e la fame, in particolare dimezzare, tra il 1990 e il 2005, la percentuale di persone che soffre la fame; gli indicatori stabiliti per monitorare il progresso di questo obiettivo sono la prevalenza dei bambini sottopeso di età inferiore ai 5 anni e la percentuale di popolazione al di sotto del livello minimo di consumo energetico alimentare.
Nonostante siano stati fatti dei progressi, questo progetto ambizioso non è stato realizzato. Si assiste a una crisi alimentare, causata principalmente dall’aumento dei prezzi dei beni di sussistenza. Questo fatto è deleterio per le persone disagiate che non autoproducono cibo, poiché sono obbligate a spendere la maggior parte dei loro guadagni in alimenti a discapito di altri servizi e beni essenziali, quali educazione e salute.
Gli unici che potrebbero beneficiare di quest’innalzamento dei prezzi sono i contadini che, però, dovrebbero riuscire a produrre più di quello che consumano; ma molti non hanno abbastanza risorse poiché anche il costo dei fertilizzanti è aumentato.
In Asia, Africa e America Latina, circa 500 milioni di persone sono sottonutrite. L’aumento dei prezzi può spingere altri 100 milioni di persone in povertà assoluta, un peggioramento che può avvenire soprattutto in Africa Sub-Sahariana e Asia meridionale, dove già vive il maggior numero di persone in povertà estrema.
Durante l’High- Level Conference on World Food Security che si è tenuta a Roma nel giugno del 2008, sono state stabilite delle azioni per mitigare la fame nel mondo. Le più urgenti sono: aumentare l’aiuto alimentare in caso di emergenze e dare assistenza ai poveri per ottenere raccolti più abbondanti.
Si può sperare nel raggiungimento di questi obiettivi o si aggiungeranno anch’essi alle “cose da fare”?
 
La malnutrizione nei Paesi sviluppati
 
Fra i disturbi alimentari presenti nei paesi occidentali, ho voluto concentrarmi sull’anoressia, un male sempre più diffuso e particolarmente associabile alla denutrizione presente nei paesi in via di sviluppo.
È recente la notizia che l’anoressia è diventata, in Italia, la prima causa di morte fra le giovani di età compresa tra i 12 e i 25 anni.
Ma prima di essere fatale, questa malattia della psiche che conduce al digiuno può provocare danni molto gravi allo stato fisico e alla vita sociale di un individuo.
I sintomi dell’ “anoressia nervosa” sono identificati nel rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale per età e statura; l’intensa paura di acquistare peso o di ingrassare anche quando si è sottopeso; l’alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso e la forma del corpo o l’eccessiva influenza del peso e delle forme del corpo sui livelli di autostima; il rifiuto di ammettere la gravità della condizione di sottopeso; l’amenorrea, con assenza di almeno tre cicli consecutivi.
La dieta restrittiva corrisponde a una diminuzione volontaria di alimenti da un punto di vista quantitativo e qualitativo, ovvero un’operazione attenta di eliminazione di certi cibi, di riduzione delle porzioni e di evitare i pasti. Possono essere identificate tre fasi della dieta restrittiva: una fase iniziale, che non dura molto, una fase avanzata e una fase finale.
La fase iniziale viene detta “Luna di Miele”, poiché è il momento dei rinforzi sociali, cognitivi e biologici; la fase avanzata è quella in cui subentra la malattia, poiché si sviluppa un’ossessione per il cibo, la paura di ingrassare e pensieri disfunzionali; la fase finale porta ad una completa perdita di forza e interesse nei confronti di ogni elemento esterno e infine nei casi peggiori alla morte per inedia.
Il termine anoressia in realtà è scorretto: nei disturbi alimentari non è presente una perdita di appetito, ma un’esasperata ricerca della magrezza, che deriva dall’angoscia di ingrassare. Il rifiuto del cibo ha come obiettivo l’idea della possibilità di controllare il proprio corpo ed è associato ad una distorsione dell’immagine corporea che si esprime nell’incapacità di rendersi conto delle sue forme e proporzioni e nella percezione errata di stimoli corporei, quali fame, freddo e stanchezza.
L’immagine di sé e la costruzione dell’identità personale e di genere nell’adolescente di sesso femminile nella società occidentale contemporanea sono i fattori centrali nei disturbi della condotta alimentare.
L’adolescente anoressica impone il silenzio al proprio corpo, alla femminilità che esso rappresenta e alla possibile maternità che potrebbe scaturire da esso, attraverso un controllo alimentare estremo, realizzato con l’eliminazione totale di calorie e lipidi . Persegue quindi l’ideale di un corpo magro, atletico ed efficiente. Ideale che nasce dai modelli culturali contemporeanei in Occidente, i quali affermano il valore estetico di un corpo di questo tipo e rifiutano il corpo materno, morbido e accogliente, come canone estetico e modello di femminilità. Ciò avviene in parallelo con la perdita del valore sociale della maternità, vista come difficilmente attuabile in un mondo del lavoro che estremizza la competitività e spesso non permette di pianificare una vita familiare serena.
Inoltre è la società stessa che spinge alle diete dimagranti per essere più piacenti ed apprezzati: l’aumento del numero di articoli o di riviste sulle diete dimagranti è direttamente proporzionale all’aumento di casi di disturbi del comportamento alimentare. La magrezza viene vista come valore sociale e morale.
L’anoressia nervosa ha un picco di diffusione tra le adolescenti di 13 anni (un caso ogni duecento).
I disturbi del comportamento alimentare mostrano dagli anni ’70 un progressivo aumento di incidenza e prevalenza; nei paesi sviluppati, l’incidenza dell’anoressia si situa su valori di 4-8 nuovi casi annui per 100.000 abitanti; il 90% delle persone colpite è di sesso femminile, nonostante ci sia un aumento dell’incidenza tra persone di sesso maschile. (Ministero della Salute, 2004)
 
La scienza della nutrizione associata all’economia dello sviluppo
 
Associando la scienza della nutrizione all’economia dello sviluppo, si possono analizzare diversi fattori, importanti per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo. Alcuni di queste caratteristiche sono riscontrabili anche nei casi di anoressia che colpiscono i paesi sviluppati.
Per quanto riguarda il Terzo Mondo, nutrizione e sviluppo sono strettamente collegati. Gli economisti dello sviluppo dovrebbero incorporare nei loro modelli teorici gli effetti che le privazioni sopportate da nutrizione e stato di salute possono avere sugli individui. Non si tratta però unicamente del legame tra stato nutrizionale e capacità di lavoro: se una persona non possiede nulla, se non la propria forza di lavoro potenziale, questa non è una ricchezza se non è in grado di trovare un’occupazione appropriata.
Secondo Dasgupta, la scienza della nutrizione può essere utilizzata per estendere la teoria dell’allocazione delle risorse. Molto spesso la sotto nutrizione non è causa di morte immediata: tassi di mortalità bassi possono essere associati ad un’alta incidenza di denutrizione, malattie e bassa produttività. Le persone sono quindi in grado di vivere, se si può definire vita, e riprodursi anche in condizioni di povertà estrema, affette ormai da malnutrizione cronica. La denutrizione diventa quindi una caratteristica dell’ “equilibrio” nelle allocazioni delle risorse.
In Occidente, dove la produttività delle persone dev’essere massima, una persona affetta da anoressia può trovarsi a vivere la stessa situazione. Si parla chiaramente di livelli diversi e di condizioni differenti, ma fisicamente la malnutrizione cronica colpisce anche una persona anoressica. Questa può mantenere una condizione di questo tipo per molti anni; può lavorare, studiare, continuare a vivere, ma risulta apatica ed indifferente a ciò che le succede intorno, dopo aver superato, come accennato in precedenza, la fase “Luna di Miele”.
In entrambi i casi quindi lo stato nutrizionale, ma anche la storia nutrizionale di un individuo influenzano la produttività. Nei paesi poveri si possono osservare persone talmente deperite da essere incapaci di svolgere qualunque tipo di compito faticoso. Nei paesi ricchi non è una sorpresa incontrare persone, soprattutto ragazze giovani che dovrebbero essere piene di energia e di progetti, talmente magre da non essere più in grado di impegnarsi in niente e molto spesso in difficoltà perfino nella semplice azione meccanica del camminare.
 
Le misurazioni
 
Importante al fine di rendersi conto esattamente quanto la malnutrizione abbia colpito una persona e possa influenzare la vita di un individuo sono le misurazioni di alcune sue capacità fisiche.
La capacità fisica di lavoro rappresenta la potenza massima che un individuo è capace di erogare. Per riuscire a compiere un lavoro fisico faticoso non basta un buono stato nutrizionale corrente perché si può essere sani, ma rachitici. Un indice appropriato sulla capacità del lavoro fisico di una persona è il suo massimo assorbimento di ossigeno, VO²max. Esso definisce la condizione cardio-respiratoria di un individuo, misurando il volume massimo di ossigeno che il corpo è capace di trasferire in litri al minuto. Nei paesi in via di sviluppo, questo indice è importante per rendersi conto dello stato nutrizionale di individui che lavorano. È, infatti, fondamentale il legame tra stato nutrizionale, capacità di lavoro fisico, resistenza e produttività fisica.
Un valore di VO²max inferiore ai 2 litri al minuto indica una persona fortemente denutrita. La condizione di denutrizione cronica dei soggetti può essere quindi leggera (VO²max = 2,1 l/min), media (VO²max = 1,7 l/min), grave (VO²max = 1,01 l/min). Lo stato nutrizionale è fortemente legato alla produttività nei lavori manuali che hanno una retribuzione a cottimo (Spurr).
Un altro indice ancor più fondamentale per comprendere lo stato nutrizionale di una persona sia nei paesi in via di sviluppo, sia nei paesi sviluppati, è l’Indice di Massa Corporea, IMC, o indice di Quételet. Esso corrisponde al rapporto tra il peso di una persona e la sua altezza al quadrato, W/h². L’intervallo di valori che definiscono un buono stato nutrizionale e di salute sono definiti fra 18,5 e 25; al di sotto di 17 una persona è senza dubbio malnutrita.
Nei paesi in via di sviluppo, l’indice di massa corporea delle madri è inversamente proporzionale alla percentuale di bambini che nascono sottopeso ed è indispensabile per capire la diffusione della denutrizione.
Nei paesi dove i disturbi alimentari sono sempre più diffusi, l’IMC può definire quando una persona raggiunge un peso preoccupante per la propria salute sia in eccesso che in difetto.
 
Danni irreversibili
 
Sia nei paesi in via di sviluppo che nei paesi sviluppati, la malnutrizione può provocare danni irreversibili.
Come già accennato nei paesi in via di sviluppo, soffrire di denutrizione può imprigionare una persona in trappole di povertà. Queste trappole sono ereditarie, di conseguenza i bambini sono tra i più colpiti da deficit dell’alimentazione. Il bambino diminuisce l’attività fisica al fine di economizzare il dispendio di energia, ma questo provoca una forte limitazione nel suo contatto con l’ambiente e con fonti di stimoli per lo sviluppo cognitivo e motorio.
Anche le madri che non possono diminuire il loro lavoro domestico, per mantenere un equilibrio energetico, sacrificano le attività di educazione dei figli.
Inoltre la malnutrizione cronica si associa allo sviluppo mentale e provoca danni difficili da recuperare, che possono essere irreversibili; lo sviluppo del cervello avviene tra la decima settimana di gravidanza fino ai tre/quattro anni e i bambini sotto nutriti presentano deficit di attenzione e concentrazione a scuola (Pollit 1990). Anche lo sviluppo della massa corporea è ritardato e tutti questi fattori sommati influenzano negativamente la capacità di lavoro e, di conseguenza, la produttività futura di questi “adulti potenziali”.
L’arresto dello sviluppo di capacità cognitive e motorie di centinaia di bambini provocati da deficit energetici rappresenta un buco nero per un paese in via di sviluppo, poiché la crescita di un paese è fortemente influenzata dal livello di scolarità, una delle dimensioni del capitale umano.
Ma un deficit nutrizionale causato dalla libera scelta di una persona, come avviene nell’anoressia, può essere deleterio non solo per l’individuo stesso, ma per l’intera società.
 I danni fisici e mentali sono gli stessi che nei paesi in via di sviluppo. Anche qui l’eliminazione di alimenti provoca gravi disturbi legati al sistema nervoso centrale, riduzione della concentrazione e della memoria, apatia e disturbi che colpiscono i maggiori organi vitali. Spesso risulta compromessa la possibilità di gravidanze. Tutto ciò influisce negativamente sull’intera società, sul modello di educazione e sviluppo e sui valori culturali che derivano da questi esempi. La mia intenzione non è quella di stigmatizzare le persone che soffrono di anoressia. Il problema principale nasce dal fatto che si persiste nel sottovalutare la gravità della situazione e quanto ne sia responsabile l’ideale di ricerca della perfezione. Anche le società occidentali sono colpite da trappole: trappole di valori errati, dove l’estrema efficienza conduce molto spesso a indebolire mentalmente e fisicamente le persone, anziché rafforzarle.
 
Sicuramente è estremo paragonare i danni irreversibili della denutrizione nei paesi in via di sviluppo con quelli dell’anoressia in Occidente. Ma le conseguenze sono paradossalmente molto simili: persone economicamente e socialmente emarginate, mendicanti deperiti da una parte e ragazze scheletriche dall’altra, fisicamente malate e mentalmente sofferenti.
La mia speranza è che la lotta alla povertà e alla malnutrizione sia portata avanti con la consapevolezza che contemporaneamente i modelli culturali occidentali di magrezza e perfezione debbano essere modificati.
 
Riferimenti bibliografici:
 
Dasgupta P. Povertà, ambiente e società Il Mulino 2007 Bologna
Maggiolini A., Charmet Pietropolli G., Manuale di Psicologia dell’Adolescenza: Compiti e Conflitti, FrancoAngeli 2004 Milano
Ministero della Salute, www.ministerosalute.it
UN, The Millenium Development Goals Report 2008, New York
Zanella A., Quello che credete di non sapere…ma è meglio che sappiate!! Gruppo Informativo sui Disturbi Alimentari, Centro Disturbi Alimentari S. Vito al Tagliamento, 2005